Amaro Amore Punk

"Essere punk vuol dire essere un fottuto figlio di puttana, uno che ha fatto del marciapiede il suo regno, un figlio maledetto di una patria giubilata dalla vergogna della Monarchia, senza avvenire e con la voglia di rompere il muso al suo caritatevole prossimo".  (Johnny Rotten)

Siamo a metà degli anni '70, in inghilterra. Come un fulmine a ciel sereno, dopo una stagione dominata dai musicisti sognatori e virtuosi del progressive rock, dalle più fetide fogne sociali della Londra degli ultimi nasce un movimento prima ancora che uno stile musicale: il Punk.

Al grido di "NO FUTURE” orde di giovani incazzati levano la voce alta contro tutto e contro tutti. Tramontato il movimento Hippie, che pure aveva instillato nel mondo un germe di reazione e di insubordinazione, con il punk si naviga definitivamente nei tetri territori del nichilismo.

Se negli anni '60 alla guerra in Vietnam si “immaginava” un rimedio fatto di confini abbattuti, nessuna religione e amore tra le persone, ora resta solo la rabbia distruttiva e nichilista dell’anarchia. "An-archos", nessun potere, e quindi tutto il potere nelle mani di tutti.

punks do it bitter
punks do it bitter

Indipendenza ad ogni costo, dovesse pure voler dire camminare da soli, ai margini, ma fieri.

L’utopia punk è fatta di estremismo sonoro, estremismo ideologico e tanta, tanta amarezza verso l’ordine costituito.
L’alone mistico e mitologico delle prime dissacrazioni antimonarchiche ha reso iconico l’immaginario punk e l’ha consegnato nelle mani di centinaia di successori e di sperimentazioni, che avranno (quasi) sempre la rabbia sociale come comune denominatore.

Catene, capigliature bizzarre dai colori acidi, igiene discutibile, volgarità, attitudine incazzata e dissacrante, abuso di droghe e birra sempre in mano hanno creato negli anni lo stereotipo dell’outcast, dell’emarginato da una società a cui non sente di appartenere, e che con sprezzante ironia decanta sbraitando “God save the Queen”, Dio salva l’ordine costituito, non intervenire, va tutto bene così.

Da questa mutazione impazzita del rock hanno attinto un po’ tutti e oggi, quarant’anni dopo, possiamo dire che di quella verve originaria rimane poco, sepolto nel più maleodorante ed etilico underground.

Tutto questo spirito l’abbiamo trasformato in birra, provando a darne una lettura quanto più possibile personale e appunto, indipendente.

punks do it bitter

La nostra Punks Do It Bitter è una Best Bitter, una “super amara”, stile tradizionalmente british che da il meglio di sé se spillata come vuole il costume inglese, cioè a pompa. A un profilo agrumato e dissetante segue e incalza la bomba alchemica di “bitterness” dei luppoli Palisade, Cascade, Columbus e Mosaic.

Il punk è uno stile di vita, e quando si comincia è difficile smettere…

Questo è il punk: indipendenza, fierezza, “bitterness”. Punks Do It Bitter.

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Tags: Chiacchiere di Birra