Una Birra “Buona”

La birra artigianale è la più buona che c’è. Cazzata.
L’uomo è misura di tutte le cose, e tutte le cose sono misura dell’uomo.

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La "gola" di un crepaccio, i "piedi" della montagna, le "arterie" del traffico, la tv da 50 "pollici", il "collo" di una bottiglia, il "capo" di stato, il "corpo" di una birra: piccoli esempi di quanto instancabilmente proiettiamo il nostro essere all’esterno, istintivamente, senza nemmeno accorgercene più.
Le mani, il braccio, il pollice, i rapporti di grandezza tra le parti del corpo, l’estensione di questi attraverso l’ingegno e la tecnologia, la rinuncia alla meccanizzazione, la razionale bellezza della proporzione e dell’equilibrio, la sintesi di microcosmo e macrocosmo del leonardesco uomo vitruviano.

La domanda è questa: un impianto di produzione manuale fa una birra più buona? No, il gusto non sarà necessariamente migliore.

Noi abbiamo scelto un impianto di produzione manuale perché crediamo che il lavoro delle mani sia un valore aggiunto; in Birrificio l’uomo è misura, determina la nascita, rispetta i tempi naturali della creazione, e secondo un’antropometria elaviana crea.

produzione
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L’impianto con le sue quarantotto valvole per funzionare ha bisogno dell’uomo e questo non per caso, ma per scelta.
La scelta è di dedicare il giusto tempo alle cose, di richiedere una presenza costante e continua nella produzione, la sfida è crescere consapevoli dei nostri limiti e vedere fin dove ci potremo spingere.
L’impianto manuale è inteso come una protesi, un prolungamento artificiale del corpo umano, che respira con il mastro birraio, fatica con lui e i due si muovono all’unisono patendo insieme ogni fatica e condividendo ogni gioia.

Abbiamo scelto la bici, e ora si pedala, anche sotto la neve, anche se fa freddo o cotti dal sole, sguardo avanti e si va.

Non scherziamo, l’implicazione ultima di questa scelta è che alla produzione poniamo inevitabilmente un limite, che per quanto alto possa essere corrisponde al limite del nostro corpo, non un litro di più.

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Non è questione di essere buoni o cattivi, ma di responsabilità. Sappiamo che esiste un domani e per questo stiamo cercando di creare un’azienda eticamente sostenibile, con un limite autoimposto, in forza della nostra umanità, un limite che permette di crescere con la giusta misura, la nostra.
Un piccolo ecosistema circolare, che dalla terra della Società Agricola Elav porterà nei bicchieri dei pub la dedizione e la fiera operosità di un modo bello di fare birra e di fare impresa. In una parola, di fare cultura, seria, attaccata alla terra.

Allora, un impianto di produzione manuale fa una birra più buona?
Beh fatte queste premesse, sì. Perché siamo convinti che il buono non è solo l’immanenza, l’esteriorità, non semplicemente il gusto, ma anche trascendenza, l’equilibrio e la misura tra ciò che ha creato quella bellezza e quel gusto.

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Chiamiamo in causa il classico concetto del καλὸς καγαθός per cui il bello sta anche per valoroso, buono e coraggioso e una birra Elav è così, frutto sudato del nostro lavoro che quando arriva nel bicchiere vi racconta cosa vorremmo essere e di cosa vorremmo far parte, passo dopo passo, insieme a ciascuno di voi.

La birra artigianale è - davvero - la più buona che c’è.



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