Smells Like Beer Spirit

In un’epoca di contraddizioni e di idiosincrasie come l’800, che sotto il lungo regno della Regina Vittoria ha visto nascere in Inghilterra le ferrovie e l’isteria, nacque anche una perla preziosa: la India Pale Ale.

La sua genesi si perde quasi nella leggenda, ma in buona sostanza possiamo dire che fu il classico caso in cui si è fatta di necessità virtù. Il gigantesco Commonwealth inglese si estendeva su tutto il globo e, non esistendo ancora il trasporto aereo, il commercio avveniva principalmente su nave. I tempi prolungati (si parla di mesi) e la necessità di ottimizzare i viaggi portarono alla creazione di queste nuove Pale Ale destinate al mercato indiano, appunto le India Pale Ale.

produzione

Dopo l’esplosione ottocentesca, in seguito alla prima guerra mondiale questo stile conobbe un declino pressoché assoluto, un po’ per l’impennata dei costi delle materie prime un po’ perché il gusto amaro di questo tipo di Pale Ale non incontrava più il desiderio dei palati delle nuove generazioni.

Fu l’America a ripescare dall’oblio le IPA a partire dagli anni '80, e a consacrarle come rappresentanti per antonomasia della rivoluzione mondiale della birra artigianale.

E in America abbiamo guardato anche noi. In particolare a Seattle, la città della pioggia, sulla West Coast.
Siamo nel settembre del 1991, nella conferenza stampa di presentazione di Nevermind un ventiquattrenne Kurt Cobain dichiarò quanto segue: “Il punk è libertà musicale. E’ dire, fare e suonare ciò che vuoi. Nei termini di Webster, nirvana significa libertà da dolore, sofferenza e mondo esterno, e questo è molto vicino alla mia definizione di punk rock.”

Il “suono di Seattle”, la voce corale e sguaiata di Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains e molti altri venne presto incasellata forzosamente nell’angusta dicitura di “Grunge”. Dal Punk questi artisti hanno ereditato l’impeto, la fiera indipendenza, il disagio generazionale e il rifiuto di tutto l’establishment.

Ma a differenza del movimento Punk, il Grunge è stato un vero e proprio virus, un cavallo di troia introdotto nelle mura dei mass media, per farli esplodere dal dentro.
Il volo di Icaro di Cobain ce lo ha insegnato. Ha rifiutato l’onore di apparire sulla copertina del Time, in favore di giornali indipendenti. Si è presentato sul palco di MTV in astinenza da eroina, sbugiardando in diretta i meccanismi della manipolazione mediatica e del montaggio (“Non possiamo proprio farlo, eh? Ops. Ma si, chissenefrega. magari poi il live verrà editato e cambieranno l’ordine dei pezzi. In fondo questo è solo uno show televisivo”).

produzione

Quello del Grunge è insomma un gran dito medio alzato verso il gigante arrugginito del perbenismo americano (e occidentale). Sopra il dito però un bel guanto di velluto, perché la protesta è orecchiabile e si muove a suo agio sulle radio, la si canticchia, la si fa nostra.

Per tornare in india potremmo dire che “la forza del branco è il lupo, e la forza del lupo è il branco”. Questa la legge della giungla del famoso libro di Kipling, ma in fondo è sempre stato così. Lo era per Mowgli e lo era per le band della scena di Seattle, lo è stato per tutti i rivoluzionari della storia e lo è per tutti gli artefici di questa rivoluzione birraia contemporanea.

Quando stappate una Grunge IPA ci trovate questo.
Smells like beer spirit.

Pin It